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    July 24

    Esercizio di stile. In che stile? Quello di un altro.

    La vita non aspetta nessuno, nemmeno in lavanderia.
     
    Omine: "Sono pronte i miei piumine?"
    Bella Lavanderina: "Guardi saranno pronti mercoledì"
     
    Omine: "Ecche, lo sapeve! Non è possibile l'he la quart' volta 'he vengo qua!"
    Bella Lavanderina: "Ha ragione mi spiace ma alcuni sono pronti ed altri no, per mercoledì ci sono di sicuro."
     
    Omine: "E me l'ha dette anche l'attra volta."
    Bella Lavanderina: ... mpf!"
     
    Omine: "E io icchè deve fare? l'he belle quattre vorte che venghe, non ho micha temp' da perdere ie!"
    Collega di Disguide: "Perché non prova a telefonare prima, così non fa un viaggio a vuoto?"
    Omine: "Siee, e abite qui accante ie! Arrivederce ... !"
     
    Disguide: .... ?!?
    Collega di Disguide: A bocca aperta
     
    ma lo sapevate che:
    Ossimòro / ossìmoro: sono corrette entrambe le pronunce
    ... lo dice la crusca!
    November 06

    Tornare è un pò morire ... 06 Settembre 2007

     

    Di matrimoni,

    di cene e

    di note

    ... sono rimasto un pò indietro: al 6 settembre, appena due mesi ... 

     

    Volessimo cominciare col parlare di sette chili sette presi in un mese e mezzo, mangiando qua e là per l'Italia, dal Lago di Como a Lamezia, dall'Adriatico al Tirreno, non avremmo poi più niente da raccontare.

    E allora è meglio forse iniziare da un rientro in nottata e da un risveglio crudo e vero come solo la quotidianità sa di poter essere. E allora diremmo dell'ennesimo sfregio alla carrozzeria di una macchina rimasta nel cortile di casa, ferma indifesa ed inoffensiva, per 10 giorni. Senza che nessuno si sia sognato di lasciare, oltre al pezzo mancante, un segnale del proprio cordoglio e/o delle proprie intenzioni affatto disoneste. Per non considerare gli innumerevoli segni di sportellate fioriti in questi ultimi tempi di piogge. Descrivere i molesti rumori della città dopo aver vissuto settimane di pace, il mormorio del bosco o la ninna nanna della risacca marina, tutto così lontano da quello stronzo che da un anno martella incessantemente da qualche parte in questo lurido condominio. Senza parlare delle vibrazioni dei condensatori del Conad sotto casa che fanno ballare la breakdance alle ringhiere e mormorare infiti roasari ai muri portanti.

    Ecco, l'unica cosa che ho avuto il piacere di ritrovare con questo rientro è il mio barista e il suo cappuccino di latte intero, perché, si sa, da Roma (compresa) in giù il cappuccino si smarrisce, probabilmente affogato in un mare di latte scremato.

    Dice che è male vivere di ricordi, ma come posso mettere dietro l'angolo quest'ultima avventura e riaccendere in un secondo il pilota automatico? Dalla partenza, il lontano 21 Luglio, un Matrimonio tanto caro quanto caloroso, 400 gradi in chiesa, sferzate di afa fuori ma la compagnia è quella giusta, e fa piacere vedere i vecchi amici che diventano qualcosa di nuovo. Per carità, ad essere sincero, le abbuffate erano già cominciate con le cene sotto i primi portici estivi ed gli addi al celibato ma quella data può essere considerata il La d'inizio recita e l'ingrassatura precedente solo il consueto riscaldamento pre-spettacolo.

    Il matrimonio dicevamo, amici un pò persi di vista ma sempre presenti, antipasto in attesa di foto interminabili e poi la cena seduti al tavolo in due, poveri superstiti, solo noi due in compagnia della spossatezza e di una panza tanta!

    A dire il vero a quei tempi mi sentivo rigenerato complici una forma fisica invidiabile, la riconquista della taglia 50 e la soddisfazione di una settimana di shopping (ebbene sì, è salutare anche per i maschietti!). Non ci è voluto poi molto per rimettermi a terra, le cene prima ed il caldo dopo. Così per una volta che speravo di non dover patire i pantaloni troppo stretti in vita durante rinfresco e cena, invece mi sono ritrovato abbuffato e ripienato, satollo come sempre.

    Prender sonno in quello stato è difficile, specie se il giorno dopo ti aspettano un pò di chilometri per andare a suonare nelle Marche. Meno male che c'è il Molo Sud di San benedetto del Tronto. Veramente dei piatti di pesce squisiti senza spendere una esagerazione. Quindi non ci soffermiamo sulle prove d'orchestra sferzate dall'olezzo dei maiali (mi sono comunque vendicato mangiando la porchetta fatta con la loro mamma!), di opere messe in piedi in un giorno e mezzo e di spaghetti alle vongole e pachini sul lungomare che quest'anno sono sembrati un pò meno speciali. E' un attimo e si deve già ripartire dopo appena una settimana di recite, risate e ristori perché c'è una seconda cerimonia che aspetta, altro giro altra corsa, stesso vestito. Tanto gli invitati sono diversi. Altro matrimonio e siamo appena al 28 di Luglio.

    Ah dimenticavo, le spose: tutte belle, a modo loro, come le damigelle, chi più chi meno.

    Per fortuna stavolta la situazione è più fresca e gestibile ma la stanchezza, che aveva stentato a starmi dietro sulle curve del Col Fiorito, riesce comunque a raggiungermi sulle colline pratesi e mi assale già all'ora del dessert. E la mattina dopo c'è da ripartire per 10 giorni di zumpa zumpa, stavolta in Maremma.

    E' stato bello intercalare con gli amici, di solito l'estate li abbandono e se ci vediamo è quasi sempre merito loro che mi raggiungono. Con altri amici, quelli della lirica, mi ricongiungo nelle piazze e nei boschi di Massa Marittima. Nelle prime si prova e si suona, nelle seconde si alloggia, spersi nel silenzio, vicini ma non troppo ad uno stato rurale, e non lontani comunque dal verde mare del Tirreno Toscano. Si fa presto a parlare di 4 grigliate di carne, 2 mangiate al mio ristorante di pesce preferito, etc etc. nei giorni maremmani! Però la notizia principale è di tutt'altro genere.

    Immaginiamoci, se ci riesce, in una mattina di mezza estate, mentre ci laviamo di dosso la sonnolenza immersi in una doccia su mattonelle blu, fuori un mondo verde che canta già da qualche ora. All'improvviso questo canto viene intercalato da suoni che poco hanno di armonioso. La voce del padrone, non si tratta di un disco, ma del padrone di casa che parla, concitato, con qualcuno di noi, appena fuori dalla mia soglia. Toni campani si sovrappongo a quelli bergamaschi. Non capisco, ho ancora l'acqua che mi ronza spiralizzando negli orecchi. Finisco, mi asciugo con la flemma che mi consente un animo sereno rigenerato in questi giorni campestri e, quando esco al mondo non trovo più nessuno. Ma proprio nessuno. Una starna (lapsus aulico, lasciamolo...) atmosfera, come una cappa, mi cade addosso, girovago, c'è qualcosa di mal posato, qualcosa di anomalo. Raggiungo il trilocare, due passi più in là ma anche lì solo silenzio. Ne percorro le mura verso l'ingresso principale e i miei sensi continuano notare elementi fuori posto che i miei ragionamenti invece ancora non colgono: parcheggio troppo vuoto, segni sul muro, plastica sull'erba ... finché non sono quasi forzato a distinguere la borchia di un'auto nel prato e un cigliegio col tronco sbreccato. Arrivo al limitare del salto del terreno e vedo, orrore! L'auto conficcata in un filare di canne e giunchi. Mi si disegna l'immagine chiara di un rientro notturno alcolizzato e festante dei miei coinquilini (come ce ne capitano spesso), senza alcun freno ... inibitorio. E la conseguente spiegazione faticosa al padrone di casa la mattina successiva. O peggio ancora l'orrore conscio di freni che non frenano e di un destino che ti corre incontro. E le voci che sentivo erano quelle del risveglio o quelle di un rientro da una visita curativa al vicino, ma non troppo, ospedale? E non c'era nessuno per spiegarmi! Dopo altre perlustrazioni, dopo altra angoscia, finalmente gli abitanti del trilo appaiono a delucidarmi. Il povero Gino (nome fittizio!) per fortuna stava bene (ora si può dire per fortuna), i miei coinquilini erano tornati stanchi la notte prima ed avevano beatamente riposato, ingnari che il gran vento della mattina era finalmente riuscito alle 9,30, a furia di spingere, a smuovere la macchina dal suo posteggio in cima alla salita, accompagnarla qualche metro, farle fortunosamente scansare le bombole del gas, viaggiare un pò sul lastricato, impattare violentemente contro il trilocale (BUUM! "...cosa cazzo è stato?!?" tranquillo dormi, è il vento che fa sbattere qualcosa..." !!! ... si una Punto contro il muro della camera da letto! MAH), sfregiare il ciliegio e fare un salto di 4/5 metri per poi lasciarla fermarsi in bella mostra proprio davanti al tavolo del pranzo.

    Comunque tutto è bene quel che finisce bene, il padrone di casa non era arrabbiato, Gino (chissà se sta leggendo) stava bene, anche se questa estate ha guadagnato un pò pochino, la macchina è stata sistemata, avevamo tutti un argomento vero di cui parlare durante le grigliate e la stagione si è conclusa come sempre fra baci e abbracci.

    Ah, ma l'avevo detto che quest'anno non dovevo nemmeno partire? E poi all'ultimo si son trovati senza cornisti ed hanno dovuto riabbracciarmi come figliol prodigo mentre fino a poco prima ero solo un piantagrane di cui liberarsi! Eh, strana la vita fatto sta che avevo già i miei impegni che da Massa Marittima, invece di riportarmi a casa, mi hanno portato sul Lago di Como, su quello di Garda, poi a Grosseto fino a terminare le mie fatiche il 13 Agosto, attorniato dai risplendenti marmi di Carrara.

    Una settimanina rigenerante a casa e poi via di nuovo stavolta per arrivare là dove non ero masi stato prima... Belvedere Marittimo, Cosenza, Calabria! Un viaggio tutto d'un fiato, in treno fino a Orvieto e da lì in compagnia di un simpatico Tubista (non un idraulico ma un musicista!) di Lamezia, lavorante a Catania e di rientro dal Monte Amiata in Maremma.

    Ed ecco che discopro un nuovo mondo, pulizia, ordine, gentilezza, appena oltre il caos dell'uscita autostradale di Battipaglia. La Calabria devo ammettere, mi ha conquistanto, forse non ci si mangia bene come in Campania e, forse, ci sono un pò troppi incendi ma devo dire che penso proprio di tornarci presto. E per questo preferisco parlarne un'altra volta dandole lo spazio che si merita.

    Dal 27 al 3 in Calabria dunque, ma a far cosa? Ma per vedere se il mio vestito nuovo resisteva ad un terzo matrimonio nel giro di 40 giorni! Adesso effettivamente mi stava un pò più aderente ed una settimana di pizze a 3 euro e di cene di pesce a 40, non bastano a prepararti ad una cena nuziale di quei posti lì! Meno male che avevo la stanza proprio sopra il salone, un paio di visite ce le ho dovute fare!

    Mare splendido, tempo accomodante, piscina con idromassaggio, e chi voleva più andare via? Ma gli sposi ovviamente, che per sottrarsi alla tradizionale settimana del dopo matrimonio, avevano accettato un ingaggio per il 4/5 a Viterbo. Ed eccoci nuovamente in viaggio per recuperare le memorie delle performances estive, per vivere Viterbo nei giorni della festa patronale e per far visita ancora una volta alla Cantinella, mitica trattoria da Guinnes dei primati con i suoi 300 diversi tipi di spaghetti! Dove mi leggo sempre tutto il menù per poi prendere sempre quelli all'etrusca, con panna, salsiccia e ortica. Devo dire che anche i tortelli al capriolo di San Martino al Cimino erano più che degni.

    A questo punto serviva davvero una vacanza e invece era il momento di tornare a casa, stanco, senza l'auricolare del telefono lasciato in albergo e mai più recuperato, alle due di notte, dopo un Ballo in Maschera senza pubblico e, come si diceva prima, senza più un pezzo di paraurti!

     

    Adesso mi sa che dovrò rimettere la testa su quel che faccio e anche riappropriarsi di questo spazio può essere il segno di una ripresa completa. Peccato. Ma già penso alle prossime vacanze ed alla prossima estate!

    Magari con post più corti... 

    May 02

    Oggettivamente ritengo di essere un soggetto geniale. Che ne pensate?

    Non sono un megalomane, altrimenti avrei detto di essere anche un complemento oggetto, un verbo e pure un predicato geniale! Sono obbiettivo e metto a fuoco una situazione lapalissiana, inconfutabile. Il panorama moderno non offre personaggi con la mia profondità, acume o brillantezza.
     
    Volevo parlare un pò di me (forse il mio argomento preferito) ma non saprei bene da che parte iniziare.
    Con "C'era una volta" non si può e nemmeno "Sono nato" va bene: io non c'ero e non mi piace parlare di cose che non conosco!
    E' stato sicuramente un inizio facile, figlio solo con genitori e parentado dedito ad una benevolenza quasi assoluta. E credo anche ben riposta almeno per un pò. Ero un bimbo adorabile.
     
    Figlio di tanta Musica, la mia è stata un'evoluzione ciclica, partita dall'ascolto estenuante di opera, "alleggerito" dal beat italiano e da autori moderni come Sergio Endrigo! Che mi hanno finalmente schiuso le porte del pop per poi ritrovarmi ora in un miscuglio non scremabile di generi, ad ascoltare di nuovo opera, stavolta gustandomela. Avrò buttato via del tempo o sarà stato un percorso imprescinbile? Si poteva fare in un'altra maniera? Magari evitando ad un povero bambino di 6 - 7 anni di venire investito in pieno dal melodramma risorgimentale italiano, dove tutti sono cattivi e a morire, patendo, sono sempre i buoni? In un flusso instancabile di musica densa, bella ma per giunta ripetitiva. Chissà se poi è stato il mio animo romantico a scoprire i cantautori nostrani, a stonarli accompagnato dal piano prima e dalla chitarra poi, fino a schiudermi le porte delle canzoni in inglese! Per fortuna che ora ci sono gli mp3.
     
    Come compositore do (e anche re, mi, fa...) , anzi darei, del tu a Mozart, se non fosse che non parlo bene il tedesco e che il nostro è abbastanza rinseccolito al momento. Però ricordo distintamente che da piccolo (e intendo davvero piccolo) abbozzavo mirabolanti sinfonie al pianoforte senza poi però saperle trasformare in partiture, non è che adesso sia cambiato un granché vista la mia dimestichezza coi programmi di scrittura musicale. Però c'ho ancora tutto qui, in testa, da qualche parte.
     
    Mi sono stancato presto di poetare decidendo che la cosa non faceva per me e al massimo poteva risolvermi un momento di depressione acuta. Scrivere in versi è veramente difficile e poi a italiano io sono sempre stato quello del 6.5: potevo elaborare quasiasi prodotto dalla ciofeca ad un componimento epico, il voto sempre quello era! Certo mi ha risolto molte annate ma stimoli 0!
     
    I Libri hanno avuto una strana parte nella mia vita. Come una ragazzina di cui ricordi di aver avuto una cotta ma non ricordi lei. Ogni tanto la reincontri, e provi a riassaporarla, ti ci butti dentro per un pò ma se non ha funzionato allora ...
    Come i dischi, i libri ci sono sempre stati, passione di famiglia, vecchi, fuori moda come tutto l'arredamento, genitori compresi. Mi venivano letti, accoccolati a letto. Mi venivano insegnati e poi consegnati ed ogni tanto ne facevo pure un'abbuffata: aperti a 45 gradi come se sbirciarci dentro comportasse una responsabilità superiore a quella di cui ero capace. Pudore e raccomandazioni, così non si sciupano, come se non sciupati riuscissero a raccontare meglio la loro storia!
    Ed ora soffro, quando qualcuno scrive, stropiccia, fa gli orecchi, pressa i libri.. ma si tratta della loro "vita" e non ci metto bocca. Un giorno però, i libri si ribelleranno e allora sarà un casino.
    Dice che siamo il paese in cui si legge meno. E' vero, penso dipenda dal fatto che culturalmente ci hanno insegnato che è meglio farci i cazzi nostri!
    Un'ultima cosa la voglio aggiungere, una cosa che mi ha fatto riflettere: da un pò giro per blog, sfoglio giornali OnLine, costantemente concentrato sul presente per meglio leggere il mio passato. Però ogni volta che mi trovo a carezzare un foglio di un libro, sento di scorrere col dito il mio futuro e girare la pagina della mia giornata per andare avanti a leggere ciò che mi aspetta. Personaggi lontani hanno già assaporato quello che mi investe adesso, ma alle volte preferisco distogliermi, forse per evitare di pensare che sia già tutto de-scritto?
     
    Del mio rapporto con gli Amici ho più volte parlato ma questo aggancio con i Libri mi dà l'opportunità di aggiungere una frase di De Carlo che di recente mi ha colpito: " Nell'amico c'è qualcosa di noi, un nostro possibile modo di essere, il riflesso di una delle altre identità che potremmo assumere ". Quindi se volete sapere come sono ora, mettete insieme un pò qua e là e ci siamo.
     
    Per lungo tempo mi sono impegnato a stare dalla sponda giusta del fiume ma poi giusta per chi, giusta per cosa? Una volta scartati tutti i relativi valoriali per arrivare in ultimo a sentire di dover rispettare solo me stesso, il successivo e definitivo passo è stato breve. Un pò di sano menefreghismo è cresciuto concimato dalla constatazione di non avere energia a scufficienza per tutti. Quindi nelle mie cervellotiche elucubrazioni, ergendomi come unico giudice del mio personalissimo mondo, ho cominciato a respirare un pò d'aria libera. Ho smesso di sentirmi in debito ed in dovere, ho cominciato a pretendere per me, da me e dagli altri e a non preoccuparmi di dare sostanza alle mie giornate. Bastava scorrerle per dire di esserci stato, accendersi per qualche momento invece che doverle rendere dense di essenza.
    In fondo si cresce cercando cose per riempirsi il tempo fino al punto che il tempo lo riempiamo davvero e non abbiamo più spazio per cercare, e allora si aspetta che per entropia un pò di questo "pieno" scemi, e si faccia del nuovo posto dentro di noi, da colmare il prima possibile. Ma si tratta più che altro di subire la vita, studiarla non basta, Maciste è quello che piega il ferro a mani nude, il nome del fabbro che lo modella è andato perso! I trucchi alla fine colano via con l'acqua e rimane lo scheletro a dire quello che sei.
    L'ultima illusione è che importi a qualcuno più di quanto non importi a te stesso e questo ci condiziona a dover "lasciare qualcosa" , a stabilire un legame imperituro quanto possiamo. E andiamo incontro a questa nostra impotenza. La mia soluzione è ridurre l'universo invece di espandere l'ego. E se non lo dici a voce troppo alta magari funziona.
     
    In fin dei conti mi ritengo un pò
    Sofista
    Edonista
    Sessista
    e sicuramente
    Fancazzista
    Ma non credo proprio di essere un cattivo ragazzo.
     
    Però quello che forse davvero ha contraddistinto tutto il mio percorso è questo continuo chiedere il perchè, a me stesso ed al mondo. Vivo nella ricerca del perchè, non che effettivamente ci sia un interesse nel perché delle cose ma in quanto cercare mi rende migliore, mi fa sentire meglio. Una sorta di gusto della spiegazione in sé, alla continua ricerca della causalità delle cose, un tentativo utopistico di uno schema predittivo. Uno schema non ingessato che comunque permette di aggirare anche gli imprevisti. Un turbinio per sostenere la mia immobilità. Qualcosa deve sempre frullare qui dentro. 
    E quando questi pensieri urlano così forte, mi ritrovo a scrivermi per svuotarmi, senza poter decidere se si tratta di distogliersi o se invece faccio posto per i nuovi pensieri che aspettano in fila, più o meno ordinati, per entrare.
     
    Bisogna comunque ammettere che ne è passata di acqua sotto i ponti da un anno fa e che oggi sono una persona assolutamente diversa.
     
    Buon Compleanno Guido
     
     
    March 06

    Quando la testa fa cose strane

    Una volta mi è capitato di dare un passaggio ad una ragazza di "almeno" una decina di anni più giovane di me. Purtroppo non si è trattato di una conquista volante al volante da autentico tombeur de femme: la tipa abita nel mio stesso condominio e vedendola alla fermata del bus mi sono offerto di portarla a casa.
    Casualmente stavo ascoltando Radio Deejay: di solito non ascolto molto la radio, la musica mi assorbe completamente e non è una bella cosa se stai guidando, specie in mezzo al traffico cittadino.
    Tutta sta solfa per arrivare al punto. Lei ringrazia, sale, si siede, perdiamo tempo a sistemare la cintura che dal lato del passeggero non vuole mai funzionare e ci mettiamo in moto.
    Ora, io non sono un "compagnone" ed a lei, da quando la conosco, avrò rivolto al massimo qualche saluto con contorno di rari convenevoli, però la musica la mette subito a suo agio. Rassicurata, forse, dalla compagnia di quelle voci conosciute mi regala un sorriso d'intesa. O forse di genuino stupore nello scoprire che anche gli "zii" come me ascoltano Radio Dee Jay!
    E comincia a dondolar la testa. Ai miei tempi compassati questo era un indice di intimità o almeno confidenza fra le persone presenti; avendo da tempo perso il suo iniziale fuoco di trasgressione sociale di un atteggiamento poco vittoriano e riprovevole da mostrare fuori dalla vita domestica (almeno in un'ottica di restaurazione).
    Adesso sicuramente significa assenso e consenso di massa, chi non "dondola" non sente, e chi non "sente" la musica di Radio è fuori contesto e non "vive", almeno in questo secolo di omologazione.
    O forse la figliola è semplicemente appassionata di musica al punto da non potersi trattenere e si lascia dominare da rilfessi involontari?
    Insomma, volevo solo dire che questo suo atto di "avvicinamento amichevole" mi ha colpito, forse perché non aderente al contesto che mi ero immaginato.
     
    Vi aspettavate di più?? 
    Se vuoi dire la tua ma non riesci a scrivere su MSN, qui puoi!
    February 21

    io goro tu gori egli ... Gora!

    Sapessi che storia: sabbato mentre facevo du' vasKe in centro e Fabbio sproloquiava esternando sulla finanziaria e sosteneva che è un mondo di merda perché al signor NiùCo* (imprenditore) e al suo collaboratore Ganascia nessuno andrà mai a spulciare le tasse, magari invece fanno il culo a gente come noi, (fiato), incontro me pà che mi dice che gli servono le mi' tasse universitarie del 2003, perchè il fisco lo ha "casualmente" estratto per una verifica (che fortunato!) e gli servono le pezze d'appoggio per evitare le pezze al culo!
    Domenica poi mi ribadisce che gli servono entro il Martedì, prendo tutte le mie cartacce e le spulcio convinto di aver trovato solo una ricevuta su due, gliela porto a pranzo e dopo, mentre sono al caffè col Rubbia**, mi chiama sul cellulare dicendomi che gli avevo dato una roba che non serviva. Ovviamente era impossibile, io non sbaglio mai, se ne discute e poi torno da loro per scoprire che aveva ragione!
    AIUTO!!
    E allora rivò a casa e ricordo di aver riesumato casualmente delle tasse universitarie durante le pulizie autunnali fatte due settimane prima (le pulizie autunnali io le faccio ogni 4 anni, tipo gli anni bisestili), pensavo di averle ricongiunte alle altre e invece erano ancora lì a mezza altezza nella pila di roba di destra. Guarda se non son proprio quelle che mi servivano!
    Quindi! Chiamo me mà (me pà il pomeriggio dorme e non sente cazzi...) e decidiamo che la migliore è che me le porti dietro in biblioteca per poi passare da loro prima di cena. Poi, ricordandomi di dover uscire più presto del solito per andare a pagare il pc all'Unione Industriali, la richiamo e fisso di beccarci a metà strada e fare lo scambio mentre vado alla fermata del bus.
    Il resto è storia: ci incontriamo, le passo il foglietto traslucido della ricevuta della banca, me mà fa volare via, non si sa come, la ricevuta che si adagia lentamente e inesorabilmente sul letto della gora***, dentro cui devo muovermi a entrare prima che il foglio venga trascinato a valle e facendo attenzione a non scivolare lungo l'argine. Non ho certo il tempo di cambiarmi se voglio fare tutto il programmato e quindi vado dal Matsons**** e a Scuola di Musica con una gamba umida e puzzolente! Me la tengo tutto il pomeriggio senza potermi sistemare fino a sera.
    Tutto questo per dire che forse è stato un bene che non abbiamo più aperitivato, forse!
     
    *
    Nome della vecchia ditta di Fabbio e dell'interlocutore principale di questa missiva. Di cui anche Ganascia faceva parte, così appellato perché a qualsiasi ora del giorno masticava del cibo. Ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale.
    **
    Il trombaio, non il fisico, altro amico della cricca.
    ***
    Piccolo fiumiciattolo fetido, utilizzato dalle numerose ditte tessili per portare a valle coloranti, scarti industriali, topi morti et similia. Ricettacolo di colonie estive di zanzare e tafani. Schifati perfino dai peggiori rospi.
    ****
    L'amico tennologico che tutti hanno, quello a cui si fa riferimento per ogni problema di pc. E anche quello che mi ha venduto i miei ultimi due pc... sicché ringraziate pure lui!
    February 06

    Settimana Perfetta

    Forse ho un pò esagerato, magari potevo scrivere "Una settimana da Dio" ma era già stato usato e "La migliore settimana degli ultimi anni" era un pò troppo lungo. Fatto stà che di recente ho attraversato un periodo davvero fortunato. E quel che più mi è piaciuto è che la sensazione dominante era, più che l'esaltazione, la "tranquillità".
    Quasi fossi convinto di essermela meritata quella settimana.
    In cui:
    ho riscosso svariate centinaia di euri
    ho trovato dieci euro per terra che mi hanno risvegliato il concetto di amicizia, e disinteresse. Ero con un amico, ho proposto di dividerli e lui: "Sono di chi li ha visti"
    la mia squadra  è tornata alla vittoria dopo aver interrotto una serie positiva di 5 partite, ed io ho realizzato il mio miglior punteggio stagionale
    ho saputo di aver passato il mio penultimo esame all'università quando invece pensavo di averlo ciccato
    ho sfondato finalmente la soglia degli 80 kili (in basso e non l'ho più rivarcata!) come da propositi di fine anno
    ho ricevuto un'offerta promozionale Vodafone (Free 200) che mi fa chiamare gratis un pò di gente per 4 mesi!
    e mi sono ritrovato per le mani un telefono "aziendale" che vale più della mia macchina!
     
    E ancora vivo di rendita!
    Non mi abbatte più nessuno! (l'avevo detto no?)
     
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    December 14

    Ebbene sì, l'ho fatto!

    Dopo le cattive frequentazioni autunnali dell'isola dei famosi, ho fatto di peggio.
    Mi sono iscritto al Sito di Selvaggia Lucarelli. Ero indeciso fra il suo e quello della Graffietta, è stata dura! Grillo l'avevo scartato a priori vista la certezza che non leggerà mai quello che gli lascio scritto... e a Luttazzi invece, anche se dovesse leggerlo, non gliene fregherebbe una mazza.
    Ieri sera mi sono visto perfino un film con Hugh Grant (un nome che sembra un colpo di tosse!).
    Mi starò definitivamente rincoglionendo?
     
    E poi mi ritrovo prima di addormentarmi ad immaginare azioni di basket come quando da bambino sognavo di guidare la Fiorentina allo scudetto. Sarà stato l'effetto del film?
    Cosa significa? Sono forse affetto da sindrome di Peter Pan, non sono mai veramente cresciuto?? Perché fantasticare su un'attività di contorno, su un sogno più che irrangiungibile, oramai passato da un pezzo? Perché non mi fascio la testa per le incombenze di domani o non rifletto sulla sostanza della vita?
    Ed anche questa evasione perde pian piano pezzi della sua magia (chissà se, come dice l'Indiano, qualcuno si prederà la briga di riportarmeli, un giorno). Ora come ora mi manca Sab con la sua logica buona solo per gli Altri, mi manca il tono tranquillizzante della Graffietta che ha traslocato portandosi dietro molte delle occasioni per incontrarsi, e Elettra che pian piano diventa una Star e trova appena il tempo di ricevere chi si reca direttamente a casa sua. E mi mancano gli Amici Reali, quelli son spariti subito dopo il primo blog, eppure era simpatico trasporre pezzi del vero su questa tela che a stento trattiene la realtà!
     
    Ma tanto è solo un momento, un pensiero di Dicembre che, appena si alzerà il vento, volerà via turbinando con le ultime foglie scosse.
    Non pretendo niente, rimugino solamente, come quando a letto, la sera prima di dormire, mi sembra di essere così bravo.
     
    June 12

    Una figura di M...

    Non avrebbe voluto immaginarsi in una tale bega, nemmeno avrebbe mai accettato di scommettere un singolo nichelino sull'eventualità.
    Eppure mentre gli spasimi cominciavano ad assottigliarsi e l'impellenza andava sfumando, i contorni della situazione avviavano a farsi più delineati.
    E' incredibile come nel bisogno i parametri si confondano e quello che di solito si disdegna appaia come l'unica ineluttabile soluzione.
    Era arrivato il momento di porre un termine allo stato della cose, le lancette avevano presto ripreso a muoversi e di certo l'orchestra, la platea, il teatro intero non avrebbero potuto concedergli ulteriore tempo.
    E infatti, una volta ricomposto, riaffioravano come istantanee opache tutte le opzioni appena consumate. Appena! in fondo non era trascorso molto tempo ma sembrava passato sulle spalle il fardello di un'intera vita di decisioni e la parola "appena" non sapeva rendere giustizia ne alle sensazioni ne all'impegno messi in atto.
    Appena somiglia più ad un pasto giusto cominciato e poi abbandonato, ad un impegno sottoscritto e disatteso ancora prima di essere iniziato. Ricorda un vento lieve che sfiora il viso e lascia indeciso fra continuare a fantasticare o rimettere i piedi a terra e non certo la burrasca "appena" passata che lascia solo un mare di cose da risistemare!
     
    Ecco il momento di risistemarsi e di corsa! 
    Ah! Se non avesse perso tempo a provare entrambe le chiavi del bagno delle donne per vedere se funzionavano anche in quello degli uomini, se avesse subito deciso di usurpare il primo come diritto acquisito per la stoica sopportazione del dolore, se almeno il maledetto sciacquone funzionasse.
    Oramai l'orecchio teso non rimandava altro che tranquillità, il foyer semideserto non preludeva a niente di buono. L'incontro col fonico di fronte alle tende dell'entrata ancora meno: "L'unico modo per arrivare al palco è attraversare la platea?"
    E lui: "Ho proprio paura di sì"
    Bisognava farsi coraggio, scostando le tende come quando si "succhiella" le carte per riconoscere ad uno ad uno i semi era facile capire che oramai era tardi. Era stato fatto già il buio in sala, anche i soliti (adesso preziosi) ritardatari avevano ormai preso posto. Come tutta l'orchestra d'altronde: composta sotto i riflettori, in attesa di riprendere il concerto.
    Un sospiro ed il primo passo. In fondo lui non era più colpevole del destino che gli aveva imposto questa condizione. Il ristorante, il menù non li aveva scelti lui. L'esigenza dell'esecuzione non era la sua, ed era anche già stato pagato!
    Ma tutto questo la gente seduta che scorreva di fianco non lo poteva sapere. Eppure questa volta non importava, anzi, cominciava a nascere quasi un senso d'orgoglio in quel cuore (e non solo) ferito. E da lì cominciava a salire (stavolta) al suo cervello iper-riflessivo e organizzato. Erano tutti lì ad aspettarlo, quasi fosse una star, alcuni addirittura commossi per la sua condizione, come accade per empatia con le eroine dei film. Qualche sorriso, qualche battutina, il direttore, ancora dietro le quinte a cercarlo, richiamato di corsa ... i colpetti con gli archetti sul leggio quasi a congratularsi con lui. Ed infine il concerto che riprende ma rimaneva così difficile concentrarsi sullo spartito. Tutto quello che era succeso, tutta la sala che sapeva che si era atteso proprio lui, tutti i colleghi che intuivano perché aveva ritardato. Mai gli era successo prima e mai le sue premure gli avrebbero consentito di arrivare a quel punto. Ma in fondo quando sfatiamo uno dei nostri tabù non riusciamo ad ignorare la soddisfazione che la cosa ci procura e questa era la prima volta che aveva fatto tardi, che aveva fatto aspettare un'intera orchestra!
     
    Era questo il destino a cui era stato chiamato in quella giornata? A partire dalla sera prima, dal polpo gigante che poteva essere scambiato per un "ruotino di scorta" , fino alle cozze riordinate per paura che non fossero sufficienti, i due primi e la notte passata quasi insonne a seguire il ritmo dei barriti del russatore compagno di stanza.
    Al mattino quel "sentire interiore" veniva facilmente ascritto all'abbuffata di cozze che sapeva provocargli reazioni scomposte ma a quei mitili difficilmente resisteva. Poi le prime notizie di colleghi non al meglio della condizione, una addirrittura febbricitante avrebbe saltato il concerto.
    Verso l'ora di pranzo, un pò per il poco appetito un pò per le tre visite al bagno, l'andazzo della giornata cominciava a delinearsi. Sì che era stato difficile per un timidone di tal guisa riuscire ad espletare il proprio "dovere" nei locali adibiti del ristorante. Ci era riuscito comunque, nonostante le mamme petulanti che cambiavano i loro bebè nel bagno vicino, accompagnandosi con stentorei commenti insulsi, e sorprendendosi del via vai per quei luoghi che mai avrebbe potuto sospettare.
    Poi, assorbito l'imbarazzo, la condizione sembrava recuperata e non volendo credere alle gufate dei colleghi aveva deciso di aggiungere una fritturina ai pochi antipasti che aveva assaggiato incurante di non avere più la stanza d'albergo a disposizione nel pomeriggio.
    Dopo esser stato convinto ad assumere un "Imodium" precauzionale, la fiducia aveva rifatto capolino e la tranquillità sembrava perdurare.
     
    Ora, mi sono sempre chiesto perché quando vengono fissate le prove in teatro per le 16.30, il responsabile di turno non si presenta fino alle 16.28, come se non ci fossero da sistemare sedie e quant'altro, come se non fosse concepibile che qualcuno volesse ripassare la parte o scaldarsi, come se non accadesse mai che "qualcuno" soffrisse un ritorno di intossicazione alimentare! Questo ulteriore rinforzo, questa ennesima fuga plateale verso il "disimpegno" sanciva la definitiva dichiarazione di resa al malessere.
    Adesso era più che palese, più che condiviso: violinisti, fiati, direttore: bellissimo vederlo inerpicarsi per l'aspra salita di Campiglia Marittima alla ricerca di un bagno, non ce l'avrebbe mai potuta fare. Il primo bar era a 200 metri di ascesa verticale! Si preannunciava più che un concerto un'epopea.
    Era obbligatorio a questo punto constatare che la maggior parte dei cessi del mondo non sono forniti di chiave o di lucchetto. Lo erano quelli del ristorante, anche ben tenuti ma mal frequentati (cosa spinge un tizio a sostare nell'anticamera del bagno per commentarne la realizzazione architettonica e strutturale mentre qualcuno si intimidisce e ripiega su se stesso?). Non lo erano TUTTI gli altri! E' dura (magari) "concentrarsi" mentre si deve stare sul chi va là, sbirciando la porta dell'anticamera dal buco della serratura (troppo lontano per essere a portata di mano), per non essere sorpresi in un momento di debolezza. Come pure bisognava prendere atto che qualcuno riusciva a ristabilirsi e ancora finire tonnellate di pizza prima del concerto più lungo ma vissuto a Campiglia! E così la prova acustica e il primo tempo del concerto si erano sgonfiati via quasi in leggerezza, anzi, ci fosse stata una chiamata durante l'esecuzione sarebbe stato pure meglio: lui in ultima fila e tutti gli altri impegnati sul palco, nessuno avrebbe potuto violare la sacralità di una eventuale, dignitosa, ritirata dietro le quinte, in uno dei camerini, tutti forniti di servizi, obbligatoriamente senza chiave! Invece quel concerto per violino di Viotti si era fatto sì sempre più lungo e insidioso ma mai così veemente da decidere di abbandonare la lotta. Cosa che non si era potuta procrastinare invece all'arrivo dell'intervallo, come detto sopra.
    Beh come è andata oramai lo si è capito, inutile soffermarsi sulle battutine di commiato, sulla carta igienica rubata al teatro in previsione di un rientro di 2 ore di guida solitaria. Ma ricevere pure, il giorno dopo, messaggini irrisori da parte di chi al concerto nemmeno c'era mi pare troppo! Avranno fatto un servizio anche al tiggì? Qualcuno dice che lo racconteranno in diretta stasera prima della partita della Nazionale!
    Vi prego, se avete avuto la pazienza di arrivare a questo punto, di non ridere o ghignare ma di essere comprensivi e pensare che, prima o poi, può capitare anche a voi!