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6月12日 Una figura di M...Non avrebbe voluto immaginarsi in una tale bega, nemmeno avrebbe mai accettato di scommettere un singolo nichelino sull'eventualità.
Eppure mentre gli spasimi cominciavano ad assottigliarsi e l'impellenza andava sfumando, i contorni della situazione avviavano a farsi più delineati.
E' incredibile come nel bisogno i parametri si confondano e quello che di solito si disdegna appaia come l'unica ineluttabile soluzione.
Era arrivato il momento di porre un termine allo stato della cose, le lancette avevano presto ripreso a muoversi e di certo l'orchestra, la platea, il teatro intero non avrebbero potuto concedergli ulteriore tempo.
E infatti, una volta ricomposto, riaffioravano come istantanee opache tutte le opzioni appena consumate. Appena! in fondo non era trascorso molto tempo ma sembrava passato sulle spalle il fardello di un'intera vita di decisioni e la parola "appena" non sapeva rendere giustizia ne alle sensazioni ne all'impegno messi in atto.
Appena somiglia più ad un pasto giusto cominciato e poi abbandonato, ad un impegno sottoscritto e disatteso ancora prima di essere iniziato. Ricorda un vento lieve che sfiora il viso e lascia indeciso fra continuare a fantasticare o rimettere i piedi a terra e non certo la burrasca "appena" passata che lascia solo un mare di cose da risistemare!
Ecco il momento di risistemarsi e di corsa!
Ah! Se non avesse perso tempo a provare entrambe le chiavi del bagno delle donne per vedere se funzionavano anche in quello degli uomini, se avesse subito deciso di usurpare il primo come diritto acquisito per la stoica sopportazione del dolore, se almeno il maledetto sciacquone funzionasse.
Oramai l'orecchio teso non rimandava altro che tranquillità, il foyer semideserto non preludeva a niente di buono. L'incontro col fonico di fronte alle tende dell'entrata ancora meno: "L'unico modo per arrivare al palco è attraversare la platea?"
E lui: "Ho proprio paura di sì"
Bisognava farsi coraggio, scostando le tende come quando si "succhiella" le carte per riconoscere ad uno ad uno i semi era facile capire che oramai era tardi. Era stato fatto già il buio in sala, anche i soliti (adesso preziosi) ritardatari avevano ormai preso posto. Come tutta l'orchestra d'altronde: composta sotto i riflettori, in attesa di riprendere il concerto.
Un sospiro ed il primo passo. In fondo lui non era più colpevole del destino che gli aveva imposto questa condizione. Il ristorante, il menù non li aveva scelti lui. L'esigenza dell'esecuzione non era la sua, ed era anche già stato pagato!
Ma tutto questo la gente seduta che scorreva di fianco non lo poteva sapere. Eppure questa volta non importava, anzi, cominciava a nascere quasi un senso d'orgoglio in quel cuore (e non solo) ferito. E da lì cominciava a salire (stavolta) al suo cervello iper-riflessivo e organizzato. Erano tutti lì ad aspettarlo, quasi fosse una star, alcuni addirittura commossi per la sua condizione, come accade per empatia con le eroine dei film. Qualche sorriso, qualche battutina, il direttore, ancora dietro le quinte a cercarlo, richiamato di corsa ... i colpetti con gli archetti sul leggio quasi a congratularsi con lui. Ed infine il concerto che riprende ma rimaneva così difficile concentrarsi sullo spartito. Tutto quello che era succeso, tutta la sala che sapeva che si era atteso proprio lui, tutti i colleghi che intuivano perché aveva ritardato. Mai gli era successo prima e mai le sue premure gli avrebbero consentito di arrivare a quel punto. Ma in fondo quando sfatiamo uno dei nostri tabù non riusciamo ad ignorare la soddisfazione che la cosa ci procura e questa era la prima volta che aveva fatto tardi, che aveva fatto aspettare un'intera orchestra!
Era questo il destino a cui era stato chiamato in quella giornata? A partire dalla sera prima, dal polpo gigante che poteva essere scambiato per un "ruotino di scorta" , fino alle cozze riordinate per paura che non fossero sufficienti, i due primi e la notte passata quasi insonne a seguire il ritmo dei barriti del russatore compagno di stanza.
Al mattino quel "sentire interiore" veniva facilmente ascritto all'abbuffata di cozze che sapeva provocargli reazioni scomposte ma a quei mitili difficilmente resisteva. Poi le prime notizie di colleghi non al meglio della condizione, una addirrittura febbricitante avrebbe saltato il concerto.
Verso l'ora di pranzo, un pò per il poco appetito un pò per le tre visite al bagno, l'andazzo della giornata cominciava a delinearsi. Sì che era stato difficile per un timidone di tal guisa riuscire ad espletare il proprio "dovere" nei locali adibiti del ristorante. Ci era riuscito comunque, nonostante le mamme petulanti che cambiavano i loro bebè nel bagno vicino, accompagnandosi con stentorei commenti insulsi, e sorprendendosi del via vai per quei luoghi che mai avrebbe potuto sospettare.
Poi, assorbito l'imbarazzo, la condizione sembrava recuperata e non volendo credere alle gufate dei colleghi aveva deciso di aggiungere una fritturina ai pochi antipasti che aveva assaggiato incurante di non avere più la stanza d'albergo a disposizione nel pomeriggio.
Dopo esser stato convinto ad assumere un "Imodium" precauzionale, la fiducia aveva rifatto capolino e la tranquillità sembrava perdurare.
Ora, mi sono sempre chiesto perché quando vengono fissate le prove in teatro per le 16.30, il responsabile di turno non si presenta fino alle 16.28, come se non ci fossero da sistemare sedie e quant'altro, come se non fosse concepibile che qualcuno volesse ripassare la parte o scaldarsi, come se non accadesse mai che "qualcuno" soffrisse un ritorno di intossicazione alimentare! Questo ulteriore rinforzo, questa ennesima fuga plateale verso il "disimpegno" sanciva la definitiva dichiarazione di resa al malessere.
Adesso era più che palese, più che condiviso: violinisti, fiati, direttore: bellissimo vederlo inerpicarsi per l'aspra salita di Campiglia Marittima alla ricerca di un bagno, non ce l'avrebbe mai potuta fare. Il primo bar era a 200 metri di ascesa verticale! Si preannunciava più che un concerto un'epopea.
Era obbligatorio a questo punto constatare che la maggior parte dei cessi del mondo non sono forniti di chiave o di lucchetto. Lo erano quelli del ristorante, anche ben tenuti ma mal frequentati (cosa spinge un tizio a sostare nell'anticamera del bagno per commentarne la realizzazione architettonica e strutturale mentre qualcuno si intimidisce e ripiega su se stesso?). Non lo erano TUTTI gli altri! E' dura (magari) "concentrarsi" mentre si deve stare sul chi va là, sbirciando la porta dell'anticamera dal buco della serratura (troppo lontano per essere a portata di mano), per non essere sorpresi in un momento di debolezza. Come pure bisognava prendere atto che qualcuno riusciva a ristabilirsi e ancora finire tonnellate di pizza prima del concerto più lungo ma vissuto a Campiglia! E così la prova acustica e il primo tempo del concerto si erano sgonfiati via quasi in leggerezza, anzi, ci fosse stata una chiamata durante l'esecuzione sarebbe stato pure meglio: lui in ultima fila e tutti gli altri impegnati sul palco, nessuno avrebbe potuto violare la sacralità di una eventuale, dignitosa, ritirata dietro le quinte, in uno dei camerini, tutti forniti di servizi, obbligatoriamente senza chiave! Invece quel concerto per violino di Viotti si era fatto sì sempre più lungo e insidioso ma mai così veemente da decidere di abbandonare la lotta. Cosa che non si era potuta procrastinare invece all'arrivo dell'intervallo, come detto sopra.
Beh come è andata oramai lo si è capito, inutile soffermarsi sulle battutine di commiato, sulla carta igienica rubata al teatro in previsione di un rientro di 2 ore di guida solitaria. Ma ricevere pure, il giorno dopo, messaggini irrisori da parte di chi al concerto nemmeno c'era mi pare troppo! Avranno fatto un servizio anche al tiggì? Qualcuno dice che lo racconteranno in diretta stasera prima della partita della Nazionale!
Vi prego, se avete avuto la pazienza di arrivare a questo punto, di non ridere o ghignare ma di essere comprensivi e pensare che, prima o poi, può capitare anche a voi! 评论 (34)
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